La Parola del giorno rielaborata da "Innamorati della lode" con letture e commenti tratti dal sito Lachiesa.it ;

Questo blog è consacrato ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria ed allo Spirito Santo. Ci benedicano e ci proteggano sempre.

giovedì 31 maggio 2012

.:La Liturgia di domani Venerdi 1 Giugno 2012:. San Giustino "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni. Abbiate fede in Dio! "

 
 

 

    San Giustino

Grado della Celebrazione: Memoria
Colore liturgico: Rosso

Antifona d'ingresso
I superbi mi hanno narrato cose vane,
ignorando la tua legge;
io invece parlavo della tua legge
davanti ai re senza arrossire.
. (cf. Sal 119,85.46)

Colletta
O Dio, che hai donato al santo martire Giustino
una mirabile conoscenza del mistero del Cristo,
attraverso la sublime follia della Croce,
per la sua intercessione
allontana da noi le tenebre dell'errore
e confermaci nella professione della vera fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

 

UNA LUCE PER IL NOSTRO TEMPO.

Il nostro secolo, che cerca un modello di santità vissuta nelle responsabilità quotidiane, potrebbe trovarlo benissimo in Giustino. Egli fu infatti un discepolo di Gesù Cristo, esemplare per la serietà della sua indagine intellettuale, come per la fedeltà alla sua fede. Sempre in cerca della verità, dopo averla scoperta in Gesù Cristo, non smette di approfondirla. Nel suo continuo cercare rende evidente il dono totale fatto di se stesso a Cristo, che lo porterà fmo al martirio. Uomo retto e fedele, Giustino fu sale e luce (7. ) per gli uomini del suo tempo.

FOLLIA DELLA CROCE (Colletta e L.).

 Giustino non arrivò alla "mirabile conoscenza del mistero del Cristo" soprattutto attraverso le sue ricerche intellettuali, bensì mediante la fedeltà alla fede che lo porterà sino al martirio. Coi libri che ci ha lasciato, ma più ancora col suo eroico sacrificio, egli proclama anche oggi che gli uomini non vengono salvati dalla loro saggezza, né dall'ostentazione di segni straordinari. Vengono salvati dalla Croce, forna e scandalo per gli uomini, potenza e sapienza di Dio.

PRIMA LETTURA (1Pt 4,7-13)
Siate buoni amministratori della multiforme grazia di Dio.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, la fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate l'ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare.
Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!
Carissimi, non meravigliatevi della persecuzione che, come un incendio, è scoppiata in mezzo a voi per mettervi alla prova, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.

Parola di Dio

(Sal 95)
Rit: Tua è la gloria, Signore, nei secoli.

Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

(Gv 15,16)
Alleluia, alleluia.
Io ho scelto voi, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga.
Alleluia
.

VANGELO (Mc 11,11-25)
La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni. Abbiate fede in Dio!

+ Dal Vangelo secondo Marco

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all'albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l'udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
"La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni"?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l'albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l'albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: "Lèvati e gèttati nel mare", senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Parola del Signore


DA MEDITARE

La fede che trasporta le montagne


Gesù ha fame! Egli compie ripetuti miracoli per sfamare le folle che lo seguono. Nel vangelo di Giovanni si autodefinisce "Pane di vita". Dice che il suo pane ha in se la capacità di sfamare per sempre perché sazia l'anima. Egli invece per saziarsi scruta tra le foglie di un fico che non ha frutti e lo maledice. Sembrerebbe un assurdo quella maledizione perché non era la stagione dei fichi. È invece la maledizione meritata della sterilità di un intero popolo. È di tutti coloro che colpevolmente, benché dotati di talenti e forniti di mine, sotterrano i talenti e nascondono le mine. Diventa sterile anche il tempio, luogo speciale d'incontro con il Dio Altissimo e che è stato trasformato in un luogo di mercato. Si tratta di una vera e propria profanazione, di gesti sacrileghi per quei venditori che l'hanno trasformato in luogo di mercato e in una "spelonca di ladri". È sempre una "desolazione" l'ingresso del denaro nelle cose di Dio: è stato definito "l'autostrada del demonio", che lo fa entrare talvolta anche nelle nostre chiese. I soldi e l'attaccamento ad essi riescono a contaminare quella gioiosa liberta che il Signore dona a coloro che lo servono con libertà di spirito. Riescono a far seccare anche ciò che potrebbe essere fecondo di splendidi frutti. Vanificano anche quelle interiori mozioni della fede che ci consentirebbero di spostare le montagne, di ricevere cioè grazie speciali e perfino miracoli. Fede che hanno esercitato quegli uomini illustri di cui leggiamo nella prima lettura. Si parla dei santi, dei nostri modelli sia nelle fede che in tutte le altre virtù cristiane. Anche un noto poeta italiano additava "l'urna dei forti" per scoprire e imitare le loro virtù. I forti per eccellenza per noi sono i Santi che noi veneriamo, invochiamo e cerchiamo di imitare. Loro sì che hanno resa veramente feconda la loro vita!

Monaci Benedettini Silvestrini

I santi del giorno

 
                    

Venerdì 01 Giugno 2012

S. GIUSTINO, Filosofo e martire (memoria)

image Per saperne di più sui Santi del giorno...

San Giustino

Filosofo e martire (memoria)

 

Catechesi di Papa Benedetto XVI (Mercoledì, 21 marzo 2007)

 

Cari fratelli e sorelle,

stiamo in queste catechesi riflettendo sulle grandi figure della Chiesa nascente. Oggi parliamo di san Giustino, filosofo e martire, il più importante tra i Padri apologisti del secondo secolo. La parola «apologisti» designa quegli antichi scrittori cristiani che si proponevano di difendere la nuova religione dalle pesanti accuse dei pagani e degli Ebrei, e di diffondere la dottrina cristiana in termini adatti alla cultura del proprio tempo. Così negli apologisti è presente una duplice sollecitudine: quella, più propriamente apologetica, di difendere il cristianesimo nascente (apologhía in greco significa appunto «difesa») e quella propositiva, «missionaria», di esporre i contenuti della fede in un linguaggio e con categorie di pensiero comprensibili ai contemporanei.

Giustino era nato intorno all'anno 100 presso l'antica Sichem, in Samaria, in Terra Santa; egli cercò a lungo la verità, pellegrinando nelle varie scuole della tradizione filosofica greca. Finalmente – come egli stesso racconta nei primi capitoli del suo Dialogo con Trifone – un misterioso personaggio, un vegliardo incontrato lungo la spiaggia del mare, lo mise dapprima in crisi, dimostrandogli l'incapacità dell'uomo a soddisfare con le sole sue forze l'aspirazione al divino. Poi gli indicò negli antichi profeti le persone a cui rivolgersi per trovare la strada di Dio e la «vera filosofia». Nel congedarlo, l'anziano lo esortò alla preghiera, perché gli venissero aperte le porte della luce. Il racconto adombra l'episodio cruciale della vita di Giustino: al termine di un lungo itinerario filosofico di ricerca della verità, egli approdò alla fede cristiana. Fondò una scuola a Roma, dove gratuitamente iniziava gli allievi alla nuova religione, considerata come la vera filosofia. In essa, infatti, aveva trovato la verità e quindi l'arte di vivere in modo retto. Fu denunciato per questo motivo e venne decapitato intorno al 165, sotto il regno di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo a cui Giustino stesso aveva indirizzato una sua Apologia.

Sono queste – le due Apologie e il Dialogo con  Trifone le sole opere che di lui ci rimangono. In esse Giustino intende illustrare anzitutto il progetto divino della creazione e della salvezza che si compie in Gesù Cristo, il Logos, cioè il Verbo eterno, la Ragione eterna, la Ragione creatrice. Ogni uomo, in quanto creatura razionale, è partecipe del Logos, ne porta in sé un «seme», e può cogliere i barlumi della verità. Così lo stesso Logos, che si è rivelato come in figura profetica agli Ebrei nella Legge antica, si è manifestato parzialmente, come in «semi di verità», anche nella filosofia greca. Ora, conclude Giustino, poiché il cristianesimo è la manifestazione storica e personale del Logos nella sua totalità, ne consegue che «tutto ciò che di bello è stato espresso da chiunque, appartiene a noi cristiani» (2 Apol. 13,4). In questo modo Giustino, pur contestando alla filosofia greca le sue contraddizioni, orienta decisamente al Logos qualunque verità filosofica, motivando dal punto di vista razionale la singolare «pretesa» di verità e di universalità della religione cristiana. Se l'Antico Testamento tende a Cristo come la figura orienta verso la realtà significata, la filosofia greca mira anch'essa a Cristo e al Vangelo, come la parte tende a unirsi al tutto. E dice che queste due realtà, l'Antico Testamento e la filosofia greca, sono come le due strade che guidano a Cristo, al Logos. Ecco perché la filosofia greca non può opporsi alla verità evangelica, e i cristiani possono attingervi con fiducia, come a un bene proprio. Perciò il mio venerato Predecessore, Papa Giovanni Paolo II, definì Giustino «pioniere di un incontro positivo col pensiero filosofico, anche se nel segno di un cauto discernimento»: perché Giustino, «pur conservando anche dopo la conversione grande stima per la filosofia greca, asseriva con forza e chiarezza di aver trovato nel cristianesimo "l'unica sicura e proficua filosofia" (Dial. 8,1)» (Fides et ratio, 38).

Nel complesso la figura e l'opera di Giustino segnano la decisa opzione della Chiesa antica per la filosofia, per la ragione, piuttosto che per la religione dei pagani. Con la religione pagana, infatti, i primi cristiani rifiutarono strenuamente ogni compromesso. La ritenevano idolatria, a costo di essere tacciati per questo di «empietà» e di «ateismo». In particolare Giustino, specialmente nella sua prima Apologia, condusse una critica implacabile nei confronti della religione pagana e dei suoi miti, considerati da lui come diabolici «depistaggi» nel cammino della verità. La filosofia rappresentò invece l'area privilegiata dell'incontro tra paganesimo, giudaismo e cristianesimo proprio sul piano della critica alla religione pagana e ai suoi falsi miti. «La nostra filosofia...»: così, nel modo più esplicito, giunse a definire la nuova religione un altro apologista contemporaneo di Giustino, il Vescovo Melitone di Sardi (citato in Eusebio, Storia Eccl. 4,26,7).

Di fatto la religione pagana non batteva le vie del Logos, ma si ostinava su quelle del mito, anche se questo era riconosciuto dalla filosofia greca come privo di consistenza nella verità. Perciò il tramonto della religione pagana era inevitabile: esso fluiva come logica conseguenza del distacco della religione – ridotta a un artificioso insieme di cerimonie, convenzioni e consuetudini – dalla verità dell'essere. Giustino, e con lui gli altri apologisti, siglarono la presa di posizione netta della fede cristiana per il Dio dei filosofi contro i falsi dèi della religione pagana. Era la scelta per la verità dell'essere contro il mito della consuetudine. Qualche decennio dopo Giustino, Tertulliano definì la medesima opzione dei cristiani con una sentenza lapidaria e sempre valida: «Dominus noster Christus veritatem se, non consuetudinem, cognominavit – Cristo ha affermato di essere la verità, non la consuetudine» (La velazione delle vergini 1,1). Si noti in proposito che il termine consuetudo, qui impiegato da Tertulliano in riferimento alla religione pagana, può essere tradotto nelle lingue moderne con le espressioni «moda culturale», «moda del tempo».

 

In un'età come la nostra, segnata dal relativismo nel dibattito sui valori e sulla religione – come pure nel dialogo interreligioso –, è questa una lezione da non dimenticare. A tale scopo vi ripropongo – e così concludo – le ultime parole del misterioso vegliardo, incontrato dal filosofo Giustino sulla riva del mare: «Tu prega anzitutto che le porte della luce ti siano aperte, perché nessuno può vedere e comprendere, se Dio e il suo Cristo non gli concedono di capire» (Dial. 7,3).  © Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana



Fonte : vatican.va (« RIV.»).


Venerdì 01 Giugno 2012

S. ANNIBALE MARIA Di Francia, Sacerdote, Fondatore

image Per saperne di più sui Santi del giorno...

S. Annibale Maria Di Francia

Sacerdote, fondatore :

"Rogazionisti del S. Cuore di Gesù"

"Figlie del Divino Zelo"

 

A

nnibale Maria Di Francia nacque a Messina il 5 luglio 1851 dalla nobildonna Anna Toscano e dal cavaliere Francesco, marchese di Santa Caterina dello Ionio, Vice Console Pontificio e Capitano Onorario della Marina. Terzo di quattro figli, Annibale divenne orfano a soli quindici mesi per la morte prematura del padre, il 10 ottobre 1852. Questa amara esperienza infuse nel suo animo la particolare tenerezza e lo speciale amore verso gli orfani, che caratterizzò la sua vita ed il suo sistema educativo.

Sviluppò un grande amore per l'Eucaristia, tanto da ricevere il permesso, eccezionale per quei tempi, di accostarsi quotidianamente alla Santa Comunione. Giovanissimo, davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto, ebbe quella che si può definire « intelligenza del Rogate »: scoprì cioè la necessità della preghiera per le vocazioni, che, in seguito, trovò espressa nel versetto del Vangelo: « La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate [Rogate] dunque il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe » (Mt 9, 38; Lc 10, 2). Queste parole del Vangelo costituirono l'intuizione fondamentale alla quale egli dedicò tutta la sua esistenza.

 

Di ingegno vivace e di notevoli capacità letterarie, appena sentì la chiamata del Signore, rispose generosamente, adattando questi talenti al suo ministero. Completati gli studi, il 16 marzo 1878 fu ordinato sacerdote. Qualche mese prima, un incontro «provvidenziale» con un mendicante quasi cieco lo mise a contatto con la triste realtà sociale e morale del quartiere periferico più povero di Messina, le cosiddette Case Avignone e gli aprì il cammino di quello sconfinato amore verso i poveri e gli orfani, che diverrà una caratteristica fondamentale della sua vita.

Con il consenso del suo Vescovo, andò ad abitare in quel "ghetto" ed impegnò tutte le sue forze per la redenzione di quegli infelici, che ai suoi occhi si presentavano, secondo l'immagine evangelica, come "pecore senza pastore". Fu un'esperienza segnata fortemente da incomprensioni, difficoltà e ostilità di ogni tipo, che egli superò con grande fede, vedendo negli umili ed emarginati lo stesso Gesù Cristo e attuando ciò che definiva: "Spirito di doppia carità: l'evangelizzazione e il soccorso dei poveri".                   

 

Nel 1882 diede inizio ai suoi orfanotrofi, che furono chiamati antoniani perché messi sotto la protezione di S. Antonio di Padova. La sua preoccupazione fu non solo quella di dare il pane e il lavoro, ma soprattutto un'educazione completa della persona sotto l'aspetto morale e religioso, offrendo agli assistiti un vero clima di famiglia, che favorisse il processo formativo a far loro scoprire e seguire il progetto di Dio.

Con spirito missionario avrebbe voluto abbracciare gli orfani e i poveri di tutto il mondo. Ma come fare? La parola del "Rogate" gli apriva questa possibilità. Perciò scrisse: "Che cosa sono questi pochi orfani che si salvano e questi pochi poveri che si evangelizzano dinanzi a milioni che si perdono e sono abbandonati come gregge senza pastore? ... Cercavo una via d'uscita e la trovavo ampia, immensa in quelle adorabili parole di nostro Signore Gesù Cristo: Rogate ergo ... Allora mi pareva di aver trovato il segreto di tutte le opere buone e della salvezza di tutte le anime".

 

Annibale aveva intuito che il "Rogate"  non era una semplice raccomandazione del Signore, ma un comando esplicito e un "rimedio infallibile". Motivo per cui il suo carisma è da valutare come il principio animatore di una provvidenziale fondazione nella Chiesa. Altro aspetto importante da rilevare è che egli precede i tempi nel considerare vocazioni anche quelle dei laici impegnati: genitori, insegnanti e persino buoni governanti.

  

Per realizzare nella Chiesa e nel mondo i suoi ideali apostolici, fondò due nuove famiglie religiose: nel 1887 la "Congregazione delle Figlie del Divino Zelo" e dieci anni dopo la "Congregazione dei Rogazionisti". Volle che i membri dei due Istituti, approvati canonicamente il 6 agosto 1926, si impegnassero a vivere il "Rogate"  con un quarto voto.

Così il Di Francia scrisse, in una supplica del 1909 a S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914) : "Mi sono dedicato fin dalla mia prima giovinezza a quella santa Parola del Vangelo: "Rogate ergo". Nei miei minimi Istituti di beneficenza si leva una preghiera incessante, quotidiana dagli orfani, dai poveri, dai sacerdoti, dalle sacre vergini, con cui si supplicano i Cuori Santissimi di Gesù e Maria, il Patriarca San Giuseppe e i Santi Apostoli perché vogliano provvedere abbondantemente la Santa Chiesa di sacerdoti eletti e santi, di evangelici operai della mistica messe delle anime".  Per diffondere la preghiera per le vocazioni promosse numerose iniziative: ebbe contatti epistolari e personali con i Sommi Pontefici del suo tempo; istituì la Sacra Alleanza per il clero e la Pia Unione della Rogazione Evangelica per tutti i fedeli. Fondò il periodico dal titolo significativo "Dio e il Prossimo" per coinvolgere i fedeli a vivere i medesimi ideali.

 

"È tutta la Chiesa - egli scrisse - che ufficialmente deve pregare a questo scopo, poiché la missione della preghiera per ottenere i buoni operai è tale da dovere interessare vivamente ogni fedele, ogni cristiano, cui sta a cuore il bene di tutte le anime, ma in modo particolare i vescovi, i pastori del mistico gregge, ai quali sono affidate le anime e che sono gli apostoli viventi di Gesù Cristo". L'annuale Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, istituita dal Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978) nel 1964, può considerarsi la risposta della Chiesa a questa sua intuizione.

Grande fu l'amore che ebbe per il sacerdozio, convinto che solo mediante l'opera di sacerdoti numerosi e santi è possibile salvare l'umanità. Fu fortemente impegnato nella formazione spirituale dei seminaristi, che l'arcivescovo di Messina affidò alle sue cure. Ripeteva spesso che senza una solida formazione spirituale, senza preghiera, "tutte le fatiche dei vescovi e dei rettori dei seminari si riducono generalmente a una cultura artificiale di preti... ".  Fu egli stesso, per primo, buon operaio del Vangelo e sacerdote secondo il Cuore di Dio. La sua carità, definita "senza calcoli e senza limiti", si manifestò con connotazioni particolari anche verso i sacerdoti in difficoltà e le claustrali.

 

Già durante la sua esistenza terrena fu accompagnato da una chiara e genuina fama di santità, diffusa a tutti i livelli, tanto che quando il primo giugno 1927 si spense a Messina, confortato dalla presenza di Maria Santissima, che aveva tanto amato durante la sua terrena esistenza, la gente diceva: "Andiamo a vedere il santo che dorme".

I funerali furono una vera e propria apoteosi, che i giornali dell'epoca puntualmente registrarono con articoli e con fotografie. Le Autorità furono sollecite nell'accordare il permesso di tumularlo nel Tempio della Rogazione Evangelica, che lui stesso aveva voluto e che è dedicato appunto al "divino comando": « Pregate il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe ».

Le Congregazioni religiose dei Rogazionisti e della Figlie del Divino Zelo, fondate da Padre Annibale sono oggi presenti nei cinque Continenti impegnate, secondo gli ideali del Fondatore, nella diffusione della preghiera per le vocazioni attraverso centri vocazionali ed editoriali e nel gestire istituti educativo‑assistenziali a favore di bambini e ragazzi bisognosi e di audiolesi, centri nutrizionali e di sanità; case per anziani e per ragazze‑madri; scuole, centri di formazione professionale, ecc.

La santità e la missione di Padre Annibale, dichiarato "insigne apostolo della preghiera per le vocazioni", sono sentite oggi profondamente da quanti sono compenetrati delle necessità vocazionali della Chiesa.

 

Annibale Maria di Francia "autentico anticipatore e zelante maestro della moderna pastorale vocazionale" è stato iscritto nell'albo dei Beati il 7 ottobre 1990 e canonizzato, il 16 maggio 2004, dallo stesso Papa : il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005).

 

Per approfondimenti & è Padre Annibale



Fonte principale : vatican.va (« RIV.»).







 
"Ti benedica il Signore e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia pace".
 
Amen!
 
 
 
 

mercoledì 30 maggio 2012

.:La Liturgia di domani Giovedi 31 Maggio 2012:. VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA "Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili. "

 
 
 
 

 

    VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: Bianco

Antifona d'ingresso
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio:
vi racconterò quanto ha fatto il Signore
per l'anima mia.

Colletta
Dio onnipotente ed eterno, che nel tuo disegno di amore
hai ispirato alla beata Vergine Maria,
che portava in grembo il tuo Figlio, di visitare sant'Elisabetta,
concedi a noi di essere docili all'azione del tuo Spirito,
per magnificare con Maria il tuo santo nome.
Per il nostro Signore Gesù
...

Commento
Il vangelo ci rivela che Maria è regina della comunicazione e dell'accoglienza.
Il mistero della Visitazione, infatti, è il mistero della comunicazione mutua di due donne diverse per età, ambiente, caratteristiche e della rispettosa vicendevole accoglienza.
Due donne, ciascuna delle quali porta un segreto difficile a comunicare, il segreto più intimo e più profondo che una donna possa sperimentare sul piano della vita fisica: l'attesa di un figlio.
Elisabetta fatica a dirlo a causa dell'età, della novità, della stranezza. Maria fatica perché non può spiegare a nessuno le parole dell'angelo. Se Elisabetta ha vissuto, secondo il Vangelo, nascosta per alcuni mesi nella solitudine, infinitamente più grande è stata la solitudine di Maria. Forse per questo parte "in fretta"; ha bisogno di trovarsi con qualcuno che capisca e da ciò che le ha detto l'angelo ha capito che la cugina è la persona più adatta. Quando si incontrano, Maria è regina nel salutare per prima, è regina nel saper rendere onore agli altri, perché la sua regalità è di attenzione premurosa e preveniente, quella che dovrebbe avere ogni donna. Elisabetta si sente capita ed esclama: "Benedetta tu tra le donne". Immaginiamo l'esultanza e lo stupore di Maria che si sente a sua volta compresa, amata, esaltata. Sente che l! a sua fede nella Parola è stata riconosciuta.
Il mistero della Visitazione ci parla quindi di una compenetrazione di anime, di un'accoglienza reciproca e discretissima, che non si logora con la moltitudine delle parole, che non richiede un eloquio fluviale ma che con semplici accenni di luci, di fiaccole nella notte, permette una comunicazione perfetta" [Da La donna nel suo popolo, Ed. Ancora, 1984, pp. 77ss].


PRIMA LETTURA (Sof 3,14-18)
Re d'Israele è il Signore in mezzo a te.

Dal libro del profeta Sofonìa

Rallégrati, figlia di Sion,
grida di gioia, Israele,
esulta e acclama con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme!
Il Signore ha revocato la tua condanna,
ha disperso il tuo nemico.
Re d'Israele è il Signore in mezzo a te,
tu non temerai più alcuna sventura.
In quel giorno si dirà a Gerusalemme:
«Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te
è un salvatore potente.
Gioirà per te,
ti rinnoverà con il suo amore,
esulterà per te con grida di gioia».

Parola di Dio.


Oppure (Rm 12,9-16b: Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell'ospitalità):

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, la carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.
Non siate pigri nel fare il bene; siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore.
Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell'ospitalità.
Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile.

Parola di Dio

(Is 12)
Rit: Grande in mezzo a te è il Santo d'Israele.

Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza.

Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d'Israele.

 

(Lc 1,45)
Alleluia, alleluia.
Beata sei tu, o Vergine Maria, che hai creduto:
in te si è adempiuta la parola del Signore.
Alleluia.

VANGELO (Lc 1,39-56)
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente: ha innalzato gli umili.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore

Visitati da Maria

La Visita di Maria ci colma della gioia: della gioia della vita.
"Appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio seno".


Maria ci visita, come è stata prima lei visitata dal germe della vita.
Ci visita e ci propone l'accoglienza dei germi di vita, di speranza e di pace.

Lei che è stata vista e considerata nella sua vita, diventa in nome di Dio e con la sua autorità offerta a noi della proposta della vita da accogliere, promuovere e esprimere.

"CHE COSA STAI ACCOGLIENDO COME GERME DI VITA OGGI?"
Questa è la domanda che suscita la visita di Maria in noi, oggi, adesso.
Cosa sono in grado di rispondere? Cos'è il germe della vita oggi per me?

Maria ci guarda, ci considera e ci visita con gli occhi e lo sguardo di Dio.
Affinché anche noi impariamo a visitarci a vicenda con questo stile, con questo spirito e con questa modalità, che fa crescere nella Chiesa ogni occasione di vita che Dio propone proprio attraverso Maria.

GRAZIE E GRAZIA.
Occasione della conclusione del mese di Maggio, per esprimere il nostro grazie a Maria, e per essere visitati così dalla grazia di Dio.

don Luciano Sanvito

*****

Oggi cercherò con tutto il cuore di entrare nell'esuberanza di gioia suscitata dall'incontro per eccellenza per il quale, da sempre, il cuore dell'uomo e quello di Dio bruciano di nostalgia.

Donami, Signore, di esprimere anch'io il mio Magnificat per gli incontri già avvenuti con Te e Ti chiedo, per intercessione di Maria, che sempre più intimi e duraturi si facciano gli effetti delle Tue visite in me.

La voce di un grande poeta
Ah, il Salvatore in lei – ancora un fiore;
ma il Battista in grembo alla cugina
ruppe la sua gioia dando guizzi.
Rainer Maria Rilke

 

Per un confronto personale


• Cosa ci impedisce di scoprire e di vivere la gioia della presenza di Dio nella nostra vita?
• Dove e come la gioia della presenza di Dio avviene oggi nella mia vita e in quella della comunità?


Preghiera

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.
(Sal 102)

I santi del giorno

 

                    

Martedì 31 Maggio 2012

LA VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (festa)



Visitazione Beata Vergine Maria

(festa)

 

Dopo l'annuncio dell'Angelo, Maria si mette in viaggio "frettolosamente", dice  l'evangelista Luca (1,39) : "In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda", per far visita alla cugina Elisabetta e prestarle servizio.

Aggregandosi probabilmente ad una carovana di pellegrini che si recano a Gerusalemme, attraversa la Samaria e raggiunge Ain-Karim, in Giudea, dove abita la famiglia di Zaccaria. È facile immaginare quali sentimenti pervadano il suo animo alla meditazione del mistero annunciatole dall'angelo. Sono sentimenti di umile riconoscenza verso la grandezza e la bontà di Dio.

Maria magnifica il Signore che opera in lei: "L'anima mia magnifica il Signore ed il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore" (Lc 1,46). Con queste parole Maria per prima cosa proclama i doni speciali a lei concessi, poi enumera i benefici universali con i quali Dio non cessò di provvedere al genere umano per l'eternità.

 

La presenza del Verbo incarnato in Maria è causa di grazia per Elisabetta che, ispirata, avverte i grandi misteri operanti nella giovane cugina, la sua dignità di Madre di Dio, la sua fede nella parola divina e la santificazione del precursore, che esulta di gioia nel seno della madre. Maria rimane presso Elisabetta fino alla nascita di Giovanni Battista, attendendo, probabilmente, altri otto giorni per il rito dell'imposizione del nome.

 

Accettando questo computo del periodo trascorso presso la cugina Elisabetta, la festa della Visitazione, di origine francescana (i frati minori la celebravano già nel 1263), veniva celebrata il 2 luglio, cioè al termine della visita di Maria. Sarebbe stato più logico collocarne la memoria dopo il 25 marzo, festa dell'Annunciazione, ma si volle evitare che cadesse nel periodo quaresimale.

 

Fu poi Urbano VI (Bartolomeo Prignano, 1378-1389) ad estendere la festa a tutta la Chiesa latina per propiziare, con l'intercessione di Maria, la pace e l'unità dei cristiani divisi dal grande scisma d'Occidente.

Il sinodo di Basilea, nella sessione del 10 luglio 1441, confermò la festività della Visitazione, dapprima non accettata dagli Stati che parteggiavano per l'antipapa.

 

L'attuale calendario liturgico, non tenendo conto della cronologia suggerita dall'episodio evangelico, ha abbandonato la data tradizionale del 2 luglio (anticamente la Visitazione veniva commemorata anche in altre date) per fissarne la memoria all'ultimo giorno di maggio, quale coronamento del mese che la devozione popolare consacra al culto particolare della Vergine.

 

"Nell'incarnazione – commentava S. Francesco di Sales – Maria si umilia confessando di essere la serva del Signore...Ma Maria non si indugia ad umiliarsi davanti a Dio perché sa che carità e umiltà non sono perfette se non passano da Dio al prossimo. Non è possibile amare Dio che non vediamo, se non amiamo gli uomini che vediamo. Questa parte si compie nella Visitazione".

 



Fonti principali : santiebeati.it ; wikipendia.org (« RIV.»).

                    

Giovedì 31 Maggio 2012

S. CAMILLA BATTISTA da Varano, Badessa monastero Clarisse

image Per saperne di più sui Santi del giorno...

Santa Camilla Battista da Varano

Badessa monastero Clarisse

 

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amilla nacque a Camerino nel 1458 da Giulio Cesare Varano, signore della città, e dalla nobildonna Cecchina di Mastro Giacomo.

A nove anni, dopo aver ascoltato una predica sulla Passione del francescano Domenico da Leonessa, si propose, ogni venerdì, di "buttare una lacremuccia sola sola, per memoria de quella" (Vita Spirituale, III).

Diciottenne pensò di ritirarsi a vita religiosa, ma in lei si accese una lotta, perché si sentiva attratta anche dalla vita gaudente e mondana, ma passate e vinte le tentazioni, decise per il chiostro. Qui sorsero però le difficoltà da parte del padre, il quale negò con caparbietà l'assenso, Camilla si ammalò per sette mesi, non accettando la volontà paterna che la osteggiava in ogni modo. Passarono così due anni, ricevendo anche visioni celestiali, perché aveva ormai raggiunto una maturità e intensità spirituale verso Cristo; alla fine il principe acconsentì e il 14 novembre 1481, poté vestire l'abito francescano nel monastero di S. Chiara di Urbino, prendendo il nome di suor Battista.

Intelligente, appassionata per lo studio, con una solida cultura umanistica, la sua vocazione era radicata su un forte amore per Gesù Crocifisso e non sulla paura dell'inferno, come ella stessa racconterà nei suoi scritti.

Nel 1484 si trasferì con alcune consorelle a Camerino, dove fondò un monastero di Clarisse nel vecchio edificio degli Olivetani di S. Maria Nova, che fu rinnovato e ampliato dal padre per l'occasione.
Nel 1505 fondò un altro monastero a Fermo e, dopo due anni di permanenza, tornò a Camerino.
Nella sua vita di monaca riuscì a diffondere l'ideale di Santa Chiara, che le si manifestò in una visione, da lei ricordata nelle sue opere.

Successivamente fu provata da infermità fisiche e da molte sofferenze interiori, come l'aridità e le tentazioni.

Ma il dolore più grande fu causato dalla rivolta di Cesare Borgia nel 1502, che portò all'uccisione di suo padre e dei suoi fratelli. Camilla sopportò tutto in nome di quella fede che la fece pregare per gli stessi uccisori dei suoi parenti.

 

E proprio in quello stesso periodo ricevette alcune grazie mistiche e fece esperienze di elevata contemplazione - visioni e illuminazioni -, di cui i suoi scritti sono una fervida testimonianza.

Un giorno lesse nel cuore di Gesù, in "lettere d'oro grandi et antiche: Ego te diligo Camillam" (Vita spirituale, XII).

Camilla Battista morì a Camerino il 31 maggio 1524, durante un'epidemia di peste, i funerali si svolsero nel cortile del palazzo paterno. Il suo corpo, riesumato a pochi anni dalla morte, fu sepolto nella Chiesa delle Clarisse di Camerino, dove tuttora si trova.

 

Papa Gregorio XVI (Bartolomeo Mauro Alberto Cappellari, 1831-1846) ne ha riconosciuto il culto e il titolo di beata il 7 aprile 1843; Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903), nel 1878, ordinò di riaprire il suo processo di canonizzazione; Papa Benedetto XVI (Joseph Alois Ratzinger) l'ha iscritta nel canone dei santi il 17 ottobre 2010.

 

L'attività letteraria di Santa Camilla Battista da Varano va dal 1479 al 1521, e comprende scritti in prosa e in versi, prevalentemente in volgare.

Ci sono pervenute finora ventidue opere, la cui stesura non fu motivata da scopi meramente letterari, ma dall'obbedienza ad un richiamo dello spirito.

Un elemento importante la differenzia dalle sue contemporanee: ella scrisse tutte le sue opere direttamente di suo pugno, senza dettarle al proprio direttore spirituale, come generalmente accadeva in quei tempi.

I suoi scritti rivelano il talento di un'autentica scrittrice e una grande spontaneità nell'espressione. La vivacità dello stile richiama l'amore per lo studio e le lettere, ricordi sereni della prima giovinezza.

In lei, come in tutte le grandi mistiche, emerge spesso un conflitto interiore tra la vita del passato, agiata e piena di spensieratezza, e quella povera da Clarissa, vissuta alla luce dell'ideale francescano con un forte spirito di umiltà.

Prova ne è una sola frase, che però racchiude con grande efficacia il suo tormento: "Dio ci ammazza l'anima".

 

Fra gli scritti meritano particolare attenzione :

 

Ø i Ricordi di Gesù (1483);

Ø la Lauda della visione di Cristo (1479-1481), in duecentoquaranta endecasillabi, ricca di sentimento e calore per Cristo suo sposo;

Ø la Vita spirituale (1491), autobiografia della beata dal 1466 al 1491, considerato un gioiello di arte e di vita interiore, in cui Camilla rivela uno stile vivace e una grande padronanza della lingua, che la rende capace di esprimersi con espressioni rudi e brividi di giocondità, a tradire in alcuni tratti la repressa nostalgia della gioiosa vita di corte;

Ø Del felice Transito del b. Pietro da Mogliano (1491);

Ø Istruzioni al discepolo (1501);

Ø Visioni di S. Caterina da Bologna (1512);

Ø Trattato della purità di cuore (1521).

 

Ma il suo capolavoro di spiritualità è senza dubbio il Trattato dei dolori mentali di Gesù Cristo Nostro Signore (1488): in esso non fece altro che tradurre per iscritto quanto aveva ricevuto per rivelazione sulle pene interiori di Gesù agonizzante, che le disse "Va e scrivi quelli duluri mentali della passione che tu sai".        

Qui la Santa ci fa partecipi di un'esperienza mistica di vivida potenza: è infatti una vera maestra di spiritualità, una guida per raggiungere la perfezione attraverso la contemplazione: insiste particolarmente sulla preghiera, scrivendo un vero e proprio metodo, e sul culto della Passione di Cristo, che tanto la colpì fin da bambina.

La forma dell'opera, piena di commozione ascetica, è insieme racconto e conversazione: il Maestro consiglia, illumina, istruisce; la Discepola interloquisce a tratti, o per piangere o per rallegrarsi.
Camilla, come pochi, seppe coniugare l'unione mistica con Dio con una grande abilità espressiva, e seppe mettere a frutto tutti i suoi talenti. E questo la rende ai nostri occhi, ancor prima che santa e scrittrice, una donna preziosa, non solo per i suoi contemporanei, che la conobbero e attinsero alla sua ricca spiritualità, ma anche per le donne e gli uomini di oggi, sempre alla ricerca del significato profondo dell'esistenza.

 

L' opera completa di S. Camilla Battista da Varano è presente nella pubblicazione:

- Le opere spirituali, a cura di Giacomo Boccanera, Iesi, Edizioni Francescane, 1958, 455 pp.

 



Fonti principali : railibro.rai.it; santiebeati.it (« RIV.»).






 
 
"Ti benedica il Signore e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia pace".
 
Amen!